| |
Il vangelo per gli immigrati
Dal 25 al 28 febbraio scorso si è svolto a
Castelgandolfo il convegno nazionale sulla missione "ad gentes"
in Italia, con oltre 600 delegati da tutte le regioni.
Monsignor Francesco Lambiasi, presidente della Commissione
episcopale per la catechesi, ha così sintetizzato le
conclusioni: "Finora ci siamo interessati del corpo degli
immigrati. Adesso dobbiamo interessarci anche della loro anima.
Il primo pane è quello della Parola... L'annunzio di
Cristo è il primo atto di carità verso l'uomo, al
di là di qualsiasi gesto di pur generosa
solidarietà".
Il presidente della Conferenza episcopale italiana, card.
Camillo Ruini, nella prolusione al consiglio permanente della
Cei (24 marzo), ricordando il convegno di Castelgandolfo ha
affermato il dovere di "proporre, nel pieno rispetto della
libertà delle coscienze, il messaggio del Vangelo anche
ai tanti immigrati che giungono in Italia, fra i quali, assieme
ai molti cattolici e cristiani di altre confessioni, sono
numerosi i seguaci di altre religioni".
È una svolta importante nella storia della Chiesa
italiana: gli enti ecclesiali (diocesi, parrocchie,
associazioni laicali) si possono rinnovare attraverso la
missione ad gentes.
L'accoglienza degli immigrati, che già facciamo con
molta generosità, implica anche la dimensione
dell'annunzio a tutti, musulmani compresi.
L'immigrazione ormai massiccia in Italia (poco meno di due
milioni di stranieri, il 10 per cento delle forze lavorative!),
di cui abbiamo assoluto bisogno per mantenere il nostro livello
di vita, stimola la Chiesa italiana a rinnovarsi, diventando
missionaria.
Occorre ritornare a Gesù Cristo, dare ai credenti il
senso profondo del valore della fede, il maggior dono che Dio
ci ha fatto: questa la base fondamentale della civiltà e
identità europea, senza la quale siamo un contenitore
vuoto, facile preda di popoli con forte fede e appartenenza
religiosa.
Nella maggioranza del popolo italiano prevale il timore degli
immigrati, specie dei musulmani: li vedono come stranieri di
cui abbiamo bisogno, ma non integrabili nella realtà
italiana, quindi potenziali nemici.
Non si capisce che la soluzione, al di là di leggi e
provvedimenti sociali, è questa: occorre rievangelizzare
l'Europa (l'Italia), anche se molti valori di origine
evangelica sono entrati, del tutto laicizzati, nelle
costituzioni degli Stati moderni, staccati dalla loro radice
che è Dio.
L'Europa (l'Italia) vive come se Dio non esistesse: non
possiamo comprendere e integrare davvero i "terzomondiali", pur
di altre fedi, se non ritroviamo il punto d'incontro più
importante che è la vita religiosa: fede e preghiera,
devozioni e pietà popolare, grazia e onnipotenza di Dio,
perdono e fiducia nella Provvidenza.
Perché annunziare Cristo ai "terzomondiali"?
Perché la Chiesa è mandata a tutti i popoli e
tutti hanno diritto di conoscere che anche per loro è
nato il Salvatore. Ma c'è un secondo motivo: "La fede si
rafforza donandola!", ha scritto Giovanni Paolo II nella
Redemptoris missio (n. 2).
Occorre un grande sforzo per riannodare i legami tra fede e
cultura: solo il ritorno ai valori supremi e trascendenti
può salvare l'Europa (l'Italia) da un lento
avvelenamento che indebolisce tutta l'esistenza personale e
civile.
Ecco il senso di noi missionari ad gentes in Italia: testimoni
dei popoli che siamo andati ad evangelizzare e che oggi ci
vengono in casa, abbiamo il compito primario di richiamare
continuamente, attraverso la stampa e l'animazione missionaria,
il valore primario dell'evangelizzazione, dell'educazione
cristiana, cioè della "missione religiosa" che è
quella della Chiesa.
Se ci accontentiamo dei "valori comuni", della "scelta etica",
della "morale naturale" (cioè laica), delle "campagne
politico-ideologiche" che mettono d'accordo tutti, la nostra
presenza nella Chiesa e nella società italiana diventa
sempre più debole e ininfluente.
Il santo card. Elia Della Costa, arcivescovo di Firenze, nel
1938 diceva ad un convegno di scienziati: "Voi scienziati di
alto livello sappiate: c'è una scienza anteriore a tutte
le altre, una scienza che forse non conoscete o non conoscete
come dovreste. La scienza che salva, quella di Dio e di Cristo;
la meditazione cioè della vita di Cristo,
nell'imitazione della quale consiste il senso ultimo della
vita. Tutte le altre scienze sono vane, se non sono sostenute
da quest'unica scienza".
Piero Gheddo, Mondo e Missione n° 04 anno 2003
|
|